Europa, India e Cina. Transizione che si gioca sempre di più sulla filiera

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Durante la pausa estiva ho avuto modo di analizzare alcuni dati e di mettere in ordine qualche riflessione sulla trasformazione della mobilità che mi fa piacere condividere qui.

In Europa l’elettrificazione continua a crescere, ma con velocità molto diverse. Nei primi sette mesi del 2026 le auto full electric (BEV) hanno raggiunto il 22% delle nuove immatricolazioni. Francia e Germania sono salite rispettivamente al 29% e al 26%, mentre l’Italia si è fermata all’8%. Il divario italiano resta quindi ampio: 18 punti percentuali rispetto alla Germania e 21 rispetto alla Francia. Dopo una fase concentrata sull’elettrico, emerge con maggiore forza la neutralità tecnologica e la necessità di tutelare la competitività della filiera.

Perché fissare gli obiettivi non basta. Innovazione e competitività devono procedere insieme. Le imprese devono poter investire, industrializzare nuove tecnologie e mantenere competenze e capacità produttiva in Europa.

L’India segue una strada diversa. L’elettrificazione delle due ruote continua a consolidarsi, mentre cresce un ecosistema sempre più maturo per tecnologia, capacità produttiva e proiezione internazionale. Sempre più, l’India affianca al ruolo di grande mercato quello di piattaforma industriale e hub per l’export.

Poi c’è la Cina.

A luglio, mentre il mercato interno rallentava, le esportazioni di veicoli sono cresciute dell’88,2%. Dalla metà degli anni Duemila gruppi cinesi hanno investito in oltre 130 aziende della componentistica automotive europea. Chery, uno dei principali gruppi automobilistici cinesi, sta aprendo un centro di ricerca e sviluppo nel Regno Unito. Un segnale di come la presenza cinese in Europa non riguardi più soltanto prodotti e produzione, ma anche attività di engineering e competenze.

Non leggo tutto questo come un semplice scontro tra Europa e Cina. Gli investimenti internazionali possono portare capitali, occupazione e capacità industriale. Ma l’apertura deve significare anche reciprocità e condizioni di concorrenza equilibrate.

La domanda diventa allora centrale.

Dove vogliamo che restino le competenze, il know-how e la capacità di industrializzare le tecnologie della mobilità di domani?

Possiamo discutere di elettrico, ibrido o altre forme di propulsione. Ma una tecnologia è davvero competitiva solo quando alle spalle esiste una filiera capace di svilupparla, industrializzarla e produrla in modo sostenibile.

Per noi di DELLORTO è una sfida concreta. Essere presenti in Europa, India e Cina significa confrontarci con mercati che evolvono a velocità differenti, sviluppare competenze localmente mantenendo una visione industriale comune e continuare a investire nella nostra evoluzione dalla meccanica all’elettronica, fino all’elettrificazione e alla gestione dell’energia.

La neutralità tecnologica resta per me un principio irrinunciabile. Non significa rinviare le scelte, ma creare le condizioni perché siano innovazione, sostenibilità e competitività industriale a determinare le soluzioni migliori.

La vera partita non riguarda soltanto quale tecnologia prevarrà, ma chi avrà ancora le competenze, gli investimenti e la forza industriale per svilupparla, produrla e portarla sui mercati globali.

Perché il futuro della mobilità non si decide soltanto su cosa muoverà i veicoli. Si decide su dove nasceranno le tecnologie, dove resterà il valore e chi conserverà la capacità di costruire il proprio futuro industriale.