Chiudo il 2025 con gratitudine. Per chi ha lavorato con noi e al nostro fianco. Clienti, partner, filiera. E soprattutto la grande famiglia Dellorto.
Noi veniamo da una storia precisa, fatta di impegno e di continuità. Siamo nati con i carburatori e quella cultura del fare, del dettaglio e della responsabilità non ci ha mai lasciati. Anzi, oggi la portiamo anche in soluzioni più evolute, con lo stesso approccio concreto, affidabile. Quello che il tempo ha costruito e che chi ci segue ci riconosce.
Nel 2025, ancora una volta, abbiamo fatto una scelta importante sul fronte delle competenze con l’ingresso di ARCA Tecnologie srl nel Gruppo. Un passo che ha rafforzato la nostra capacità di unire meccanica, elettronica, software, di portare più velocemente la ricerca applicata verso l’industrializzazione e di darci capacità di conversione verso altri settori e mercati.
Il 2025 è stato anche anno di confronto diretto. EICMA in tal senso è rimasto un momento chiave per innovazione, mercato, relazioni. E una domanda costante: cosa serve davvero, adesso?
Nei giorni di fiera, nel nostro stand, si è visto con chiarezza. Non c’era solo prodotto, c’era identità. Un carburatore reinterpretato in un’opera d’arte. Non nostalgia, ma un modo diverso di raccontare e ribadire chi siamo.
C’è poi nel nostro anno, da sempre, un laboratorio che continua a insegnarci molto: il motorsport. Non come vetrina, ma come scuola di disciplina, precisione e velocità di apprendimento. Dove quello che impari torna poi in valore aggiunto nel prodotto e nel modo di lavorare.
Lo sguardo fuori dall’Italia resta centrale. L’India, in particolare, per noi non è solo il mercato delle due ruote più importante al mondo. È presenza. È stabilità. È esportare il made in Italy mettendo radici costruite nel tempo. E in un settore che cambia, questa continuità è un asset.
La prima risposta, in questa fase ma non solo, è però nel lavoro di squadra. A cominciare da qui, in Italia, ogni giorno. Le persone e il territorio sono la nostra prima leva competitiva.
Donne in azienda. Giovani che entrano e crescono. Formazione. Passaggi di competenze, anche generazionali. Perché la transizione non si fa con gli slogan ma con professionisti preparati e formazione continua.
Dal contesto europeo, però, serve franchezza. La neutralità tecnologica viene dichiarata. Finalmente. Ma arriva solo adesso, e a fatica, dopo anni in cui anch’io, come molti altri nel settore, abbiamo fortemente sottolineato quanto la strada intrapresa fosse sbagliata. Ora però va resa coerente nei fatti, non lasciata nelle intenzioni.
L’orientamento politico europeo finora è stato e pare ancora univoco. Le altre soluzioni a basse emissioni restano marginali e senza un percorso credibile d’introduzione. E su alcuni nodi di sistema, quelli che incidono davvero sulla competitività della filiera, manca una visione completa.
Il rischio è di una ennesima proposta tiepida, che prova a non scontentare nessuno e finisce per non dare la scossa che automotive, ambiente ed economia avrebbero bisogno di ricevere. Per chi pianifica e investe, il punto è la chiarezza. Se il quadro resta poco limpido, i piani strategici diventano difficili da definire e attuare. In uno scenario così complesso, conta più che mai mantenere un’osservazione costante e coltivare un dialogo continuo con chi opera nel settore per restare flessibili e pronti a rispondere.
Il bilancio di quest’anno, per me, è una lezione semplice. La complessità non può essere un alibi, ma un test di impegno e di capacità d’azione. E con questa consapevolezza, guardiamo al futuro. Sperando che il 2026 potrà essere un anno di scelte ancora più coraggiose, di ascolto e di coerenza non solo d’identità ma soprattutto tra parole e fatti.