Pooling. Green Deal automotive a che prezzo?

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Il 2025 per l’automotive sarà un anno zero. L’ anno nel quale “fare squadra” tra molte, non tutte, case costruttrici assumerà un significato diverso. Per poche, non europee, sicuramente vantaggioso. Per le altre sarà invece il “male minore”. Ma facciamo ordine.

Il nuovo anno, guardando all’immutato orizzonte automotive del 2035 con quello che prevedrà, porta in dote all’intera flotta di vetture di nuova immatricolazione in Europa un nuovo paletto. Quello che per il periodo 2025-2029 fisserà il limite di 93,6 grammi per chilometro di CO2. Mediamente 20 grammi per chilometro di CO2 in meno, rispetto a quelli del quadriennio scorso. In media perché vi sono poi per ogni costruttore limiti specifici, individuati con un complesso calcolo. Ma i numeri non si discosteranno generalmente troppo da quelli.

In un mondo perfetto, come quello che probabilmente l’UE s’immaginava pensando al Green Deal, basta quindi semplicemente stare nei limiti. Nei fatti però bastano forse le dita di una mano per contare quelle realtà che nel 2025 potranno farlo. Certo non agilmente ed evidenziando comunque quanto, il 2035, sia una barriera dell’UE al progresso e alla crescita economica. Non certo, aggiungerei, una spinta all’ innovazione verso soluzioni, al plurale, ecosostenibili.

Vien da sé che i, tanti, produttori che sforeranno andranno incontro a sanzioni importanti. Parliamo di 95 euro per ogni grammo/km in eccesso, moltiplicato poi per il totale dei veicoli targati. Tradotto, i dati più diffusi stimano un totale complessivo di sanzioni fino a 16 Miliardi di Euro che andranno a sottrarsi agli investimenti. Anche fossero un terzo, sarebbe una cifra dall’ impatto disastroso sul settore. Qualche soluzione per ovviare a questo, sempre l’UE, la fornisce.

Tra gli strumenti che le stesse normative prevedono vi sono infatti il “pooling” tra produttori e, il meccanismo di incentivazione regolamentare per i veicoli a basse e a zero emissioni (ZLEV). Quest’ultimo, semplificando, è un sistema che offre crediti alle case automobilistiche in base alla quantità di veicoli a basse emissioni che producono e vendono. Crediti utilizzabili per compensare le emissioni complessive delle loro flotte. Di fatto costringendo a vendere veicoli elettrici in perdita, mentre si tagliano le altre produzioni (leggasi stabilimenti e posti di lavoro), per raggiungere gli obbiettivi percentuali progressivi in aumento previsti dal meccanismo.

Il pooling invece consente alle aziende automobilistiche di unire le proprie flotte per soddisfare i requisiti e quindi ridurre o evitare le multe. Strumento che in queste settimane fortemente viene scelto da quasi tutti i principali produttori. Tanto che sentiamo parlare di “maxi pool”. Come quelli capeggiati rispettivamente dai Pool Manager TESLA e GEELY. Non certo a costo zero. Stime indicano che Tesla potrebbe incassare oltre 1 miliardo di euro dalle case automobilistiche che vi aderiranno. Ad oggi circa una quindicina tra i principali marchi e gruppi come Toyota, Ford, Mazda, Subaru e la stessa Stellantis che sino all’ ottobre scorso, per voce del suo allora CEO Tavares, si dichiarava pronta per gli obbiettivi del 2025. Senza contare che a questo pool altre case sino a febbraio potrebbero aggiungersene. Mentre il pool capeggiato da GEELY (colosso cinese dell’auto) sarà composto da Mercedes, Volvo, Polestar, Smart e Link & Co. .  E anche in questo caso altri potrebbero forse aggiungersi.

Ed è comprensibile da un lato la scelta di chi lo farà. Di chi si vede praticamente costretto a trovare una via, ripeto, prevista dalle stesse normative, per provare a non vedersi in forte criticità a seguito di una maxi multa. Dall’ altro lato però, pragmaticamente, fa credo storcere il naso che l’UE non comprenda la gravità del momento. Con i maggiori player del settore costretti di fatto a versare milioni a competitor, non UE, pur di evitare una stangata e a rimanere nei limiti. In un mercato dove le regole europee, ad oggi, avvantaggiano tutti tranne che gli stessi europei.

Ci sono eccezioni è vero, lodevoli, di chi ce la farà con le proprie forze. Ma ripeto, si contano sulle dita di una mano. Mentre per gli altri l’alternativa sarà usare quella mano per comprare crediti ambientali oltreoceano o in Asia. In un corto circuito di controsensi tutto europeo che sta modellando il suo futuro green più sull’ ideologia che sulle soluzioni portate dall’ innovazione.

La sostenibilità riguarda l’ecologia, l’economia e l’uguaglianza.

  Ralph Bicknese