Tormentone di Natale 

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Se Atene piange, Sparta non ride. È da alcune settimane che ho in testa questa frase che in questo 2024, ormai in chiusura, mi evoca quello che fatti più o meno recenti di carattere socioeconomico e geo politico stanno delineando. Pur senza lasciare in molti casi ancora tratti decisi sulle loro evoluzioni.

A livello comunitario il 2024 si chiude con un’Europa, intesa come insieme di economie e popoli, non l’istituzione che dovrebbe rappresentarli e segnarne il cammino, mai così indebolita e frammentata.

Non voglio soffermarmi troppo su quello che ai più è noto. Credo però non si possa ignorare quanto l’instabilità politica e una non certo florida e positiva congiuntura economica di stati come Francia e Germania siano emblematici dello stato del vecchio continente.

E l’Italia?

Piaccia o meno, senza entrare nelle polemiche politiche che non mi appartengono, credo per noi sia cruciale il fatto di avere ritrovato una solidità a livello istituzionale e una credibilità a livello internazionale su molti fronti. Ancor più in un panorama così complesso e che da qui a una decina di giorni vedrà inevitabilmente cambiamenti rilevanti dettati anche dall’insediamento della nuova amministrazione statunitense.

Tornando a noi, di positivo credo vi sia nel 2024 il fatto che termini come industria, politiche del lavoro e occupazione siano tornati fortemente al centro del dibattito. Non certo però senza annosi, non incolpevoli ritardi e dolorose perdite tutt’altro che marginali. Siano esse di tempo, di realtà produttive scomparse o che vivono ancora in queste ore forti incertezze. È chiaro che le sole belle parole e gli slogan poi non bastino. Non certo a ribilanciare la precarietà di un malessere diffuso che ho certo sintetizzato ma non è banale ricordare.

Ritengo, non d’ analista quale non sono, ma a titolo d’ imprenditore di una realtà certo sana ma che in oltre 90 anni  qualche tempesta l’ha vissuta e gestita, che il tornare a occuparsi di politiche industriali in questo Paese sia quanto mai non solo prioritario ma oggi per noi strategicamente fondamentale. Lo è per recuperare e consolidare non solo nei giudizi, questi sì di alcuni analisti, un ruolo di leadership che come Paese credo ci spetti, ma che va poi strutturalmente suffragato dai numeri che sapremo generare. Dalla forza e dalla serietà che anche come “sistema Paese” sapremo farci riconoscere. Anche in sede europea. Dove la nostra voce, per forse troppi anni inascoltata, ci ha portato a subire politiche che poi tafazzianamente hanno penalizzato gli stessi paesi della Comunità Europea. Spalancando di fatto le porte a chi arrivava da “fuori” e depauperando anche le stesse economie che fino a ieri erano “locomotive”, oggi a forte rischio di deragliare.

I temi portanti li conosciamo ampiamente. Politiche energetiche, transizione ecologica, gestione dei fondi del PNRR, Export. Tutela e valorizzazione del patrimonio imprenditoriale, dei poli d’ eccellenza produttivi, investimenti in innovazione e ricerca. Ne abbiamo parlato, anche insieme a tanti di voi in questo anno e ne parleremo credo ancora molto nel corso del 2025. Anno nel quale servirà ancor di più essere sia un po’ Spartani che un po’ Ateniesi. Almeno nelle loro distinte e peculiari doti fatte di determinazione, coraggio e amore per la democrazia e i suoi processi.

Con l’auspicio di vederci presto con tanti di voi e poterci costruttivamente confrontare, come siamo abituati a fare, colgo l’occasione per farvi i miei migliori auguri per questo Natale e per l’anno che verrà.